Modulo 03

Resistenza e contro-sorveglianza

Strumenti tecnici, azioni legali e movimenti sociali per contrastare la sorveglianza di massa.

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Di fronte alla sorveglianza di massa, la risposta "non ho nulla da nascondere" è la più diffusa — e la più pericolosa. Come ha scritto Edward Snowden: "Dire che non ti importa della privacy perché non hai nulla da nascondere è come dire che non ti importa della libertà di parola perché non hai nulla da dire". La privacy non è nascondere crimini: è il prerequisito per la libertà di pensiero, di associazione e di espressione.

La resistenza alla sorveglianza opera su tre livelli: tecnico, legale e sociale. Sul piano tecnico, esistono strumenti potenti e accessibili. La crittografia end-to-end (Signal, ProtonMail) protegge le comunicazioni da intercettazioni. Le VPN nascondono il traffico internet dal provider e dal governo. Tor permette la navigazione anonima. I browser privacy-first (Brave, Firefox con estensioni) bloccano il tracking. Questi strumenti non sono perfetti, ma alzano significativamente la barriera per chi vuole sorvegliarci.

Sul piano legale, il GDPR europeo ha stabilito principi importanti: il diritto all'accesso ai propri dati, il diritto alla cancellazione, il diritto a non essere soggetti a decisioni puramente automatizzate. L'organizzazione noyb (None Of Your Business), fondata da Max Schrems, ha vinto cause fondamentali contro Facebook e Google. In Italia, il Garante della Privacy ha bloccato l'uso di Clearview AI. Questi precedenti legali sono vittorie importanti, anche se l'applicazione resta spesso lenta e incompleta.

Ma la resistenza più potente è quella sociale. I movimenti per il divieto del riconoscimento facciale — come la campagna "Ban the Scan" di Amnesty International — hanno ottenuto risultati concreti in diverse città. Le comunità che mappano le telecamere di sorveglianza nel proprio quartiere stanno praticando "sousveillance" — sorveglianza dal basso, dove i cittadini guardano chi li guarda. I ricercatori che pubblicano studi sugli errori e i bias dei sistemi di sorveglianza stanno fornendo le prove necessarie per il cambiamento legislativo.

Un concetto fondamentale è la "privacy come infrastruttura collettiva". La mia privacy non dipende solo dalle mie scelte: dipende anche dalle app che usano i miei amici, dai dati che il mio datore di lavoro condivide, dalle politiche del mio governo. Per questo la privacy non può essere solo una responsabilità individuale — richiede azione collettiva e regolamentazione forte.

La buona notizia è che la consapevolezza sta crescendo. Dall'indignazione per Cambridge Analytica alle proteste contro il riconoscimento facciale, un movimento globale per la privacy digitale si sta formando. Non siamo impotenti: abbiamo strumenti tecnici, precedenti legali e forza collettiva. Quello che serve è la volontà di usarli.

Concetti chiave

  • "Non ho nulla da nascondere" è una risposta pericolosa: la privacy è il prerequisito della libertà
  • La resistenza opera su tre livelli: tecnico (crittografia), legale (GDPR, cause) e sociale (movimenti)
  • La privacy è un'infrastruttura collettiva, non solo una responsabilità individuale
  • Un movimento globale per la privacy digitale sta crescendo e ottenendo risultati concreti

Spunto di riflessione

Fai un inventario dei tuoi strumenti digitali quotidiani. Quanti usano la crittografia end-to-end? Quali dati condividi con app e servizi? C'è un cambiamento concreto che potresti fare questa settimana per migliorare la tua privacy digitale?

Per approfondire