Manifesto

Il futuro non è un luogo in cui arriviamo.

È un luogo che costruiamo. Ogni giorno, con ogni scelta, con ogni strumento che progettiamo e ogni domanda che ci poniamo.

Viviamo in un'epoca in cui il futuro viene raccontato da chi ha il potere di plasmarlo — spesso a porte chiuse, spesso senza consultare chi ne subirà le conseguenze. Noi crediamo che immaginare il futuro sia un atto politico, e che il design sia lo strumento per renderlo accessibile a tutti. Non siamo profeti. Siamo progettisti, ricercatori e attivisti che credono nel potere delle domande giuste, degli strumenti aperti e delle comunità informate.

01

Il futuro è un progetto collettivo

Nessun algoritmo, nessun governo, nessuna corporation dovrebbe avere il monopolio dell'immaginazione. Il futuro appartiene a chi lo abita. Per questo progettiamo strumenti che permettono alle comunità di esplorare scenari, confrontare possibilità e costruire visioni condivise. Non accettiamo che il futuro sia un prodotto da vendere.

02

La tecnologia deve servire le comunità, non controllarle

Ogni tecnologia incorpora i valori di chi la progetta. Noi scegliamo di progettare per l'autonomia, non per la dipendenza. Per la trasparenza, non per l'opacità. Per l'empowerment, non per l'estrazione. La civic tech non è un settore — è una responsabilità.

03

La conoscenza è potere solo quando è accessibile

I dati chiusi in un database non cambiano il mondo. Le ricerche chiuse in un paper accademico non informano i cittadini. Noi crediamo nel knowledge mapping come pratica di democratizzazione: rendere visibile ciò che è nascosto, connettere ciò che sembra isolato, tradurre la complessità in comprensione.

04

Il design deve provocare, non solo risolvere

Lo speculative design non cerca soluzioni immediate — cerca le domande che ancora non ci siamo posti. Un buon scenario futuro non è quello che prevede correttamente, ma quello che cambia il modo in cui pensiamo al presente. Progettiamo per disturbare il comfort dell'inevitabilità.

05

La trasparenza non è opzionale

Ogni strumento che costruiamo deve essere comprensibile, verificabile e contestabile. Non crediamo nelle black box, nei termini di servizio illeggibili e nelle decisioni automatizzate senza spiegazione. Se non puoi capire come funziona, non puoi fidarti — e non dovresti.

06

L'attivismo si fa con gli strumenti

Le parole contano, ma gli strumenti contano di più. Un'infografica ben progettata può cambiare un dibattito pubblico. Una visualizzazione di dati può smascherare un'ingiustizia. Una piattaforma aperta può dare voce a chi non ne ha. Noi non ci limitiamo a denunciare — costruiamo le alternative.

07

Le connessioni contano più dei dati isolati

Un evento climatico, una decisione politica e un'innovazione tecnologica possono sembrare scollegati — finché non ne mappi le relazioni. Noi crediamo che la vera comprensione nasca dalle connessioni, non dall'accumulo. Per questo costruiamo mappe, grafi e visualizzazioni che rivelano il tessuto nascosto della realtà.

08

Il dissenso è design

Rifiutare il futuro che ci viene imposto è il primo atto di progettazione. Dire "questo non è inevitabile" è design. Dire "esiste un'alternativa" è design. Dire "chi ne paga le conseguenze?" è design. Il dissenso informato e costruttivo è il motore del cambiamento.

09

Non progettiamo per il futuro — progettiamo il futuro

La differenza è fondamentale. Progettare "per" il futuro significa adattarsi a ciò che viene. Progettare "il" futuro significa avere il coraggio di immaginare ciò che potrebbe essere e lavorare per renderlo possibile. Questo è il nostro impegno. Questo è Relatronica.

Questi non sono principi astratti. Sono i criteri con cui valutiamo ogni progetto, ogni strumento, ogni decisione. Se condividi questa visione, non restare a guardare — unisciti a noi nel costruire futuri più giusti, più aperti e più consapevoli.

Relatronica — Nati al CERN, ispirati dal Web, guidati dal futuro.