L'EU AI Act (in vigore progressivamente dal 2024-2026) classifica i sistemi AI per rischio. Per designer, la distinzione rilevante è tra rischio minimo/limitato e alto rischio: sanità, HR, credito, istruzione, giustizia, infrastrutture critiche. In questi domini, requisiti di trasparenza e supervisione umana diventano obbligatori — e si traducono in scelte di interfaccia.
Obblighi che impattano UX: informare che l'utente interagisce con AI; spiegare decisioni automatizzate in linguaggio comprensibile; garantire supervisione umana per decisioni ad alto impatto; consentire override e ricorso; documentare il sistema per audit. Non sono solo task legali — sono pattern di design.
Anche fuori dall'alto rischio, l'AI Act impone trasparenza per AI generativa (deepfake, contenuti sintetici) e per chatbot — obbligo di disclosure che il designer implementa. Ignorare questi requisiti non è "zona grigia creativa" — è non-compliance.
Framework utili oltre la legge: Google PAIR (People + AI Research), IF Design Patterns, Microsoft Responsible AI Standard, Design Justice Network principles. Nessuno è perfetto, ma forniscono vocabolario condiviso e pattern riutilizzabili.
Crea linee guida interne concise per il tuo team: quando usare badge AI, template di disclosure, pattern opt-in approvati, anti-pattern vietati (fake urgency AI, prezzi opachi), criteri di escalation ("se coinvolge salute/credito/HR → review obbligatoria"). Aggiornale quando cambiano regolamenti o impari da incidenti.
L'etica del designer AI non finisce con un corso — evolve con tecnologia e norme. Iscriviti a newsletter (Ada Lovelace Institute, AI Now, Relatronica), partecipa a community, condividi casi con colleghi. La solidarietà professionale riduce la pressione di cedere su scelte problematiche.