Nel cinema, un oggetto è "diegetico" quando appartiene al mondo della storia. La spada laser di Star Wars esiste nel mondo del film — non nel nostro. Il poster sul muro del protagonista, la bottiglia sul tavolo, il telefono che usa: tutti elementi diegetici che costruiscono il mondo senza bisogno di spiegazioni.
Julian Bleecker ha adattato questo concetto alla design fiction con il termine "prototipo diegetico": un oggetto progettato come se appartenesse a un mondo futuro. Non deve funzionare — deve essere credibile abbastanza da provocare una conversazione. Un badge di identità per cittadini "classe B". Un manuale per un dispositivo di monitoraggio ambientale domestico. Una ricevuta di un servizio di consegna droni.
Il principio fondamentale è "show, don't tell" — mostra, non raccontare. Un report sul futuro della sorveglianza descrive tendenze, statistiche, scenari. Un badge diegetico mostra il futuro: il design, i colori, le informazioni richieste, il linguaggio usato. Chi lo guarda capisce immediatamente che tipo di mondo lo ha prodotto — senza leggere una parola di analisi.
La diegesi funziona attraverso i dettagli. Un manuale d'istruzioni del 2040 non dice "nel futuro la privacy non esiste più" — mostra un capitolo su come registrare i propri dati biometrici per accedere ai servizi pubblici. Un catalogo prodotti non dice "l'economia circolare ha vinto" — mostra oggetti riparabili, modulari, con etichette sulla provenienza dei materiali.
Questo approccio ha un vantaggio enorme in contesti civici e partecipativi. Quando presenti uno scenario come report, le persone diventano critici del documento — trovano errori, contestano le premesse, si annoiano. Quando presenti un artefatto diegetico, le persone diventano abitanti del mondo: "Io userei questo?", "Chi ha accesso a questo servizio?", "Cosa succede se perdo il badge?".
Costruire diegesi richiede rigore. Ogni dettaglio dell'artefatto — tipografia, colori, linguaggio, materiali — deve essere coerente con il mondo che stai immaginando. Un errore di coerenza rompe l'immersione e riduce l'artefatto a curiosità invece che a strumento di riflessione.