Modulo 03

Tecnologia per la partecipazione

Cos'è la civic tech, da dove viene e perché è più importante che mai.

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Nel 2009, a Washington D.C., Jennifer Pahlka fondò Code for America con un'idea semplice: i migliori talenti tecnologici del paese avrebbero potuto lavorare — anche solo per un anno — al fianco dei governi locali per migliorare i servizi pubblici con il digitale. Fu l'inizio di un movimento globale che oggi si chiama civic tech: l'uso della tecnologia per rafforzare la partecipazione civica, migliorare la trasparenza governativa e dare potere alle comunità.

La civic tech è un campo vasto che include strumenti molto diversi tra loro. C'è il civic hacking — sviluppatori che creano applicazioni per risolvere problemi della comunità, come FixMyStreet (per segnalare buche e problemi stradali) o MySociety's TheyWorkForYou (per monitorare l'attività dei parlamentari). C'è il budgeting partecipativo digitale, dove i cittadini decidono come allocare una parte del bilancio comunale. C'è il civic journalism, con piattaforme che permettono ai cittadini di partecipare all'informazione.

Ma la civic tech non è solo software. È una filosofia che mette al centro un principio: la tecnologia deve amplificare la voce dei cittadini, non sostituirla. Non è sufficiente creare un'app per votare online; bisogna chiedersi chi ha accesso a quell'app, chi ne è escluso, e se il processo è realmente più democratico o solo più efficiente.

In Europa, la civic tech ha preso forme particolarmente interessanti. Decidim, nato a Barcellona, è una piattaforma open source per la democrazia partecipativa usata da centinaia di città nel mondo. Consul, sviluppato a Madrid, permette ai cittadini di proporre e votare iniziative legislative. In Italia, progetti come openParlamento rendono trasparente l'attività del parlamento.

Il potenziale è enorme, ma le sfide sono reali. Il digital divide esclude chi non ha accesso alla tecnologia. La platform governance — chi decide le regole della piattaforma — può essere opaca quanto i processi che cerca di rendere trasparenti. E c'è sempre il rischio del "participation washing": usare strumenti partecipativi come facciata senza reale trasferimento di potere.

Nonostante queste sfide, la civic tech rappresenta una delle promesse più concrete della tecnologia: non come strumento di profitto o controllo, ma come infrastruttura per la democrazia. Relatronica si colloca in questo filone, creando strumenti che non vendono attenzione ma la catalizzano verso questioni che contano.

Concetti chiave

  • La civic tech usa la tecnologia per rafforzare la partecipazione civica e la trasparenza
  • Comprende strumenti diversi: civic hacking, budgeting partecipativo, civic journalism
  • La tecnologia deve amplificare la voce dei cittadini, non sostituirla
  • Le sfide includono digital divide, platform governance opaca e "participation washing"

Spunto di riflessione

Nella tua città o comunità, esiste un problema che potrebbe essere affrontato con uno strumento tecnologico civico? Chi ne beneficerebbe? Chi potrebbe essere escluso?

Per approfondire