Nel 2015, lo studio di design Superflux creò un'installazione chiamata "Mitigation of Shock": un appartamento londinese del futuro prossimo, adattato alla crisi climatica. I mobili erano rialzati per le inondazioni, le piante crescevano sui muri per il cibo, lampade UV sostituivano la luce naturale. Non era un'opera d'arte: era un appartamento credibile, inquietante nella sua plausibilità. I visitatori uscivano turbati — e questo era esattamente il punto.
La provocazione è lo strumento centrale dello speculative design, e spesso è la sua caratteristica più fraintesa. Provocare non significa scioccare per il gusto di farlo. Significa creare un cortocircuito cognitivo: mostrare qualcosa di sufficientemente familiare da sembrare reale, ma sufficientemente diverso da costringere a ripensare le proprie assunzioni. Il filosofo Jacques Rancière la chiamerebbe "redistribuzione del sensibile" — cambiare ciò che è visibile e pensabile.
La differenza tra provocazione produttiva e provocazione sterile sta nella direzione. Black Mirror provoca, ma spesso lascia solo angoscia — il messaggio implicito è "la tecnologia è terribile e non possiamo farci nulla". Lo speculative design costruttivo provoca ma apre possibilità: "questo è un futuro possibile — lo vogliamo? Se no, cosa facciamo per evitarlo?".
Ci sono anche limiti etici importanti. Quando progetti scenari su guerra, carestia o oppressione, chi li presenta conta. Non è la stessa cosa se uno scenario sulla carestia climatica viene presentato in un museo d'arte di Manhattan o in una comunità che vive già l'insicurezza alimentare. La provocazione deve essere contestualizzata, rispettosa e consapevole dei rapporti di potere.
Noi di Relatronica crediamo nella provocazione costruttiva: scenari che disturbano il comfort dell'inevitabilità, ma che aprono spazi di immaginazione e azione. Non progettiamo distopie per il piacere della paura — progettiamo alternative per il coraggio della speranza.