Nel 2003, il ricercatore australiano Joseph Voros pubblicò un diagramma che avrebbe cambiato il modo in cui pensiamo al futuro: il "cono dei futuri". L'idea è semplice ma potente: partendo dal presente, il futuro si apre come un cono che si allarga nel tempo. Al centro ci sono i futuri probabili (quelli verso cui sembriamo diretti). Intorno, i futuri plausibili (quelli coerenti con le nostre conoscenze). Ancora più fuori, i futuri possibili (quelli che richiedono innovazioni o cambiamenti radicali). E alla base di tutto, i futuri preferibili — quelli che vorremmo costruire.
Questa distinzione è fondamentale perché rivela un fatto spesso ignorato: il futuro non è uno solo. Non c'è un destino inevitabile verso cui stiamo marciando. Ci sono molteplici futuri possibili, e le nostre scelte collettive determinano verso quale ci muoviamo. Il cono di Voros trasforma il futuro da destino a territorio di esplorazione.
Ma chi ha il diritto di esplorare questo territorio? Storicamente, il pensiero sul futuro è stato dominato da élite: think tank militari durante la Guerra Fredda, corporation nella pianificazione strategica, governi nella policy. Il cittadino comune era — e spesso è ancora — escluso da queste conversazioni.
La democratizzazione del pensiero sul futuro è uno degli obiettivi centrali di Relatronica. Crediamo che ogni persona, ogni comunità, abbia il diritto e la capacità di immaginare il proprio futuro. Non servono modelli matematici complessi: servono strumenti accessibili, informazioni aperte e spazi di conversazione.
Il concetto di "agency" — la capacità di agire e influenzare il corso degli eventi — è al cuore di questa visione. Quando una comunità esplora scenari futuri insieme, non sta solo facendo un esercizio intellettuale: sta costruendo la consapevolezza collettiva necessaria per agire. Sta passando da "il futuro ci accade" a "noi costruiamo il futuro".